primo trapianto di cuore da un cadavere in Europa

dal Corriere della Sera del 27 marzo 2015

L’organo, fermo, è stato riattivato mediante una pompa che nel ricevente ne ha permesso il monitoraggio dell’efficienza

Per la prima volta in Europa un paziente ha ricevuto un cuore da un donatore cadavere. Come riportato dai principali quotidiani inglesi, al Papworth Hospital del Cambridgeshire (Regno Unito) su un uomo di 60 anni è stato trapiantato con successo l’organo, fermo, prelevato da una persona morta.

heartUn cuore “morto” può essere riattivato – Finora era stato possibile trapiantare cuori ancora in funzione da pazienti in stato di morte celebrale, ossia nel caso di organi che non avevano mai smesso di battere. In questo caso, sia il cuore che i polmoni del donatore avevano già smesso di funzionare al momento dell’espianto. I chirurghi dell’ospedale britannico hanno riattivato il cuore “morto” mediante una pompa. In pratica, l’organo è stato messo in una teca contenente una soluzione conservante: non nel ghiaccio, ma in un ambiente caldo con un circuito sterile di sangue che ne ha ripristinato il battito. Dopo 50 minuti di monitoraggio il cuore è stato giudicato pronto.

Il paziente che ha ricevuto il nuovo cuore, Huseyin Ulucan, di Londra, si sta riprendendo bene un paio di mesi dopo l’operazione. Secondo i medici inglesi, la nuova tecnica potrebbe determinare un incremento di un quarto dei trapianti di cuore nel Regno Unito, permettendo potenzialmente di salvare centinaia di vite.
L’anno scorso erano stati alcuni chirurghi australiani ad eseguire il primo trapianto al mondo di un cuore fermo da 20 minuti, al St. Vincent’s Hospital di Sydney.

In Italia, procedura simile per il trapianto di polmone – Una procedura analoga era stata utilizzata per “ricondizionare” un polmone, prelevato da un donatore a cuore fermo alla “Fondazione Ca’ Granda” di Milano. Tramite questa tecnica, si stima di poter aumentare il numero di organi disponibili al trapianto di circa il 30-40%. Franco Valenza, del Dipartimento di Anestesia del Policlinico, con la sua équipe ha sviluppato la tecnica per preservare i polmoni nel cadavere, permettendo quindi di allungare i tempi utili al prelievo. L’eccezionalità dell’operazione era dovuta alla nuova procedura che permette di “ricondizionare”, cioè ringiovanire il polmone del donatore: rispetto ai donatori in morte cerebrale, infatti, in quelli “a cuore fermo” gli organi non ricevono più ossigeno e si deteriorano molto rapidamente.

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