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Robots Cascadeurs

source: ce site

scaled_full_d0915f5286a901838e00A l’heure où la modélisation numérique fait de tels progrès qu’il est devenu possible de faire “jouer” des acteurs décédés dans un film, Disney explore une piste qui sent bon l’animatronique à l’ancienne: des robots humanoïdes cascadeurs. Présenté dans une vidéo de démonstration diffusée par le site TechCrunch, le projet consiste plus exactement à créer des machines qui exécutent des figures de voltige, sauts de l’ange, salto et autre vrille, avec un réalisme confondant – sinon troublant, surtout pour les cascadeurs.

stuntronics-un-robot-cascadeur-impressionnant-bientot-dans-les-parcs-disney-77003Oubliez, en effet, les mouvements saccadés et les postures rigides qui trahissent la machine. Walt Disney Imagineering, la division recherche et développement du studio, a conçu un robot capable non seulement de mimer un humain mais aussi de corriger sa gestuelle en plein vol, comme par exemple en se mettant en boule au moment de la descente pour atterrir dans des piles de cartons ou en effectuant un mouvement de balancier accroché à une liane avant de se propulser dans les airs en lançant les jambes en avant.

x1080-gtVAppelé Stuntronics (contraction de stunt, cascade, et electronics, comme animatronics venait de animation et electronics), ce robot est équipé d’accéléromètres et de gyroscopes, des capteurs servant à mesurer accélération et position angulaire de la machine, ainsi que de télémètres laser mesurant les distances et d’une technologie de vision par ordinateur. Cette machine est en fait la continuité directe d’un autre projet appelé Stickman qui testait toutes ces techniques sur une ébauche de robot cascadeur consistant en trois barres articulés. A priori, le projet est destiné aux parcs à thèmes de Disney, où il est impossible par définition de s’en remettre à des personnages virtuels. Mais, au vu du résultat, il est tout à fait envisageable de les voir intégrer un prochain tournage de film d’action.

 

Scoperto un nuovo organo nel corpo umano

fonte: Ansa del 29/03/2018

Rivoluzione in arrivo in anatomia, con la scoperta di un nuovo organo, tra i più grandi del corpo umano: si chiama interstizio e si trova diffuso in tutto l’organismo, sotto la pelle e nei tessuti che rivestono l’apparato digerente, i polmoni, i vasi sanguigni e i muscoli. E’ formato da cavità interconnesse piene di liquido e sostenute da fibre di collagene ed elastina. Agisce come un vero e proprio ammortizzatore, ma la sua presenza potrebbe spiegare anche molti fenomeni biologici come la diffusione dei tumori, l’invecchiamento della pelle, le malattie infiammatorie degenerative e perfino il meccanismo d’azione dell’agopuntura. A indicarlo è lo studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports dall’Università di New York e dal Mount Sinai Beth Israel Medical Centre.

interstizioEtichettato per decenni come semplice tessuto connettivo, l’interstizio era rimasto invisibile nella sua complessità a causa dei metodi usati per esaminarlo al microscopio, che lo facevano apparire erroneamente denso e compatto. La sua vera natura è stata invece osservata per la prima volta grazie ad una nuova tecnica di endomicroscopia confocale laser, che consente di vedere al microscopio i tessuti vivi direttamente dentro il corpo, senza doverli prelevare e poi fissare su un vetrino. Impiegata su alcuni pazienti malati di tumore che dovevano essere sottoposti a chirurgia per rimuovere pancreas e dotto biliare, la tecnica ha permesso di osservare la reale struttura dell’interstizio, che è stato poi riconosciuto anche in tutte le altre parti del corpo sottoposte a continui movimenti e pressioni. Alla luce della sua complessità, l’interstizio si è così “meritato” la promozione ad organo.

interstizio 2Questa scoperta ha il potenziale per determinare grandi progressi in medicina, inclusa la possibilità di usare il campionamento del fluido interstiziale come potente strumento diagnostico“, spiega Neil Theise, docente di patologia all’Università di New York. Il continuo movimento di questo fluido potrebbe spiegare perché i tumori che invadono l’interstizio si diffondono più velocemente nel corpo: drenato dal sistema linfatico, questo sistema di cavità interconnesse è la sorgente da cui nasce la linfa, vitale per il funzionamento delle cellule immunitarie che generano l’infiammazione. Inoltre, le cellule che vivono in questi spazi e le fibre di collagene che li sostengono cambiano con il passare degli anni e potrebbero contribuire alla formazione delle rughe, all’irrigidimento delle articolazioni e alla progressione delle malattie infiammatorie legate a fenomeni di sclerosi e fibrosi. Il reticolato di proteine che sostiene l’interstizio, infine, potrebbe generare correnti elettriche quando si piegano, seguendo il movimento di organi e muscoli, e per questo potrebbe giocare un ruolo nelle tecniche di agopuntura.

Arriva Hunova, un robot per la riabilitazione

fonte: Ansa.it

section-3Le nuove tecnologie e l’industria 4.0 estendono le loro applicazioni nel settore sanitario con un robot per la riabilitazione di pazienti con disabilità in ambito neurologico e spinale. Il robot si chiama hunova, è nato con brevetti dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) ed è prodotto e commercializzato in tutto il mondo da Movendo Technology, la prima medical company made in Italy attiva nella robotica riabilitativa (50% Dompé, 43% i fondatori e inventori Simone Ungaro, Carlo Sanfilippo, Jody Saglia, 7% IIT).

hunova integra meccatronica, elettronica, sensoristica, e software: 4 motori, 2 sensori di forza/coppia, un sensore inerziale, più di 100 metri di cavi, un cervello elettronico, 1 interfaccia e 4 schede elettroniche di controllo. La sua intelligenza artificiale o centro di controllo combina big data, algoritmi avanzati di interazione uomo-macchina e rete di sensori, mantenendo un’estrema semplicità di utilizzo da parte dell’operatore come del paziente. I fattori che caratterizzano hunova sono la rilevazione e misurazione oggettiva dei parametri biomeccanici del paziente e l’elevato livello di assistenza e intervento robotico che facilita e guida chi è sottoposto alla riabilitazione, stimolandolo con protocolli somministrati in forma di gioco (videogame interattivi). Gli ambiti di applicazione terapeutica in campo neurologico riguardano gli esiti di ictus ischemico con o senza emiplegia, malattie neurodegenerative, morbo di Parkinson, Sclerosi Multipla, ma anche il campo ortopedico, quello geriatrico e della medicina dello sport.

Al momento sono operativi 28 robot di cui 2 negli Stati Uniti, 1 in Germania e Grecia. Il centro spinale dell’ospedale Niguarda di Milano diretto da Michele Spinelli e il Centro di Recupero e Riabilitazione Funzionale Villa Beretta (Lecco) diretta da Franco Molteni (Ospedale Valduce di Como) stanno implementando l’uso del robot.

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2017 top 5 medical device companies

all rights belong to Monique Ellis (ProClinical.eu)

Medtronic – 2016 revenue: $29bn – The leading medical device company in the world, Medtronic, enjoyed a staggering 42% growth in revenue compared with 2015 figures ($20.3 billion). The medical device giant operates in over 140 countries and employs more than 100,000 people that work across its principal units: cardiovascular, diabetes, spinal and biologics, neuromodulation, surgery and cardiac rhythm disease. Much of 2016 growth can be attributed to the completion of a very successful acquisition of medtech company Covidien.

Johnson & Johnson – 2016 revenue: $25.1bn – The second biggest medical device company on the list is American biopharmaceutical, consumer goods and medical device giant Johnson & Johnson, which has been a well-known household name across the globe for several decades. Their ranking on this list is based on the revenue from the company’s medical device subsidiaries that include Ethicon, Acclarent and DePuy Synthes. The group develop and manufacture products in various therapy areas: orthopaedic, cardiovascular, diabetes, vision care and surgery. The company saw a 2.6% increase in revenue in 2016 and intends to drive further growth in 2017 through greater innovation, portfolio management and by expanding into emerging markets.

GE Healthcare – 2016 revenue: $18.2bn – In the top three medical device companies in the world, General Electric is another multinational conglomerate that has a thriving healthcare segment, commonly known as GE Healthcare. The company produces medical devices like x-rays, ultrasound machines, incubators and CT image machines. It also develops devices that aid research and drug innovation and biopharmaceutical manufacturing. In 2016, the company experienced healthy 17.3% margin and in 2017, it aims to grow by expanding further into emerging markets and China. Recently, GE Healthcare has committed $300million under their initiative, Sustainable Healthcare Solutions, which aims to bring ‘disruptive technologies’ to these emerging markets where healthcare is less accessible.

Fresenius (Medical Care) – 2016 revenue: $18bn – German medical devices company Fresenius Medical Care specialises predominately in developing medical supplies to treat patients with renal (kidney) diseases, particularly to aid dialysis. The company attributes strong growth of 7% in 2016 to an increase in sales of dialysers and machines as well as positive price and volume effects. It also grew its workforce from 104,033 in 2015 to 109,319 in 2016, a 5% increase. Fresenius Medical Care  intends to boost annual revenues to $28 billion by 2020.

Philips (Healthcare) – 2016 revenue: $16bn – 5th on a list of top medical device companies, Philips is a global conglomerate company that is the largest manufacturer of lighting in the world. Their healthcare segment is also hugely successful, developing medical devices in a number of therapy areas including anaesthesia, oncology and cardiology. The company experienced a 3% growth in sales in 2016 in part thanks to a serious of successful growth initiatives, including the acquisition of PathXL in June 2016 and the integration of Volcano back in 2015.

have a look at ProClinical Life Sciences Recruitment Blog to see the full top 10 list!

le Jellyfishbot, c’est génial!

source: site officiel

Le Jellyfishbot est un petit robot de dépollution téléopéré. Il permet de ramasser les macrodéchets ainsi que les hydrocarbures (pollutions de surface).

  • jfbDimensions : L = 70 cm, l = 70 cm, h = 54 cm
  • Poids : environ 16 kg
  • Propulsion : 3 moteurs électriques (dont 1 transversal)
  • Autonomie : 7 à 8 heures (2 batteries de 22 Ah)
  • Vitesse max : environ 6,5 km/h
  • Surface traitée : 1000 m²/h (à la vitesse moyenne de 2 km/h)

Bravo Nicolas! 🙂

 

Une prothèse de genou connectée

source: cet article du Télégramme

on récolte ce que l’on sème: celui ci, celui là

Un projet de prothèse de genou connectée porté par une équipe brestoise vient de décrocher une subvention nationale de 7,9 M€. Des capteurs signaleront une infection ou un défaut mécanique de la prothèse.

Le budget total de notre projet FollowKnee est de 24 M€, il nous fallait trouver les deux tiers du financement, l’Agence nationale de recherche nous apporte 7,9 M€. L’originalité de cet appel à projets pour la recherche hospitalo-universitaire en santé est d’associer obligatoirement la recherche, la médecine et les entreprises. L’objectif est d’arriver, au bout de cinq ans, à un produit commercialisable avec une évaluation clinique des résultats“, explique le Pr Eric Stindel, directeur du Laboratoire de traitement de l’information médicale (LaTIM) unité Inserm 1101, porteur du projet.

L’enjeu est d’importance, la pose de prothèse de genou a progressé de plus de 600 % en 20 ans et cela va continuer. L’an passé, en France, un peu moins de 80.000 prothèses de genou ont été posées, contre 150.000 prothèses de hanche. “Cette progression est due au fait que les patients jeunes ne veulent plus rester souffrir. Ils savent que les prothèses fonctionnent et vont leur permettre de refaire du sport, de la course ou du golf. De plus, l’épidémie d’obésité aggrave aussi les problèmes d’arthrose des genoux. Un kilo de plus sur la balance représente plusieurs kilos de contrainte sur un genou et une usure plus rapide“.

Des capteurs intégrés à la prothèse vont être développés par le Commissariat à l’énergie atomique (CEA) de Grenoble, l’un des trois partenaires industriels. Ces capteurs vont suivre le fonctionnement mécanique, vérifier si le genou plie bien et détecter le plus tôt possible des signes d’infection par la mesure de la température et du pH (NDLR mesure de l’acidité).

L’échec de la pose d’une prothèse est lié soit à un descellement de l’os en raison de contraintes particulières, soit à une infection“, précise le Pr Eric Stindel, qui pilote par ailleurs le centre de référence en infections ostéo-articulaires complexes de Brest. Le patient pourra récupérer, dans son smartphone par exemple, des informations sur sa prothèse et le rééducateur adaptera ses exercices.

imascap

En cas de signaux d’infection, le patient entrera rapidement dans une filière de dépistage. Le suivi sera plus personnalisé. Le premier partenaire industriel du projet est la société Imascap, start-up brestoise créée par un doctorant du LaTIM en 2009 qui va commercialiser le produit.

L’innovation de ce projet réside aussi dans la technique de fabrication de cette prothèse, grâce à une imprimante 3D et aux images d’un scanner. Ce sera le travail de la société SLS, en Ille-et-Vilaine, spécialisée dans les implants dentaires, qui va se diversifier dans la prothèse orthopédique à partir d’un alliage de métal et de céramique. Le troisième partenaire industriel est Immersion, une société bordelaise leader français de la réalité augmentée, qui va créer des outils d’aide à la pose de cette prothèse. Les autres partenaires du projet sont l’Insitut de recherche technologique (IRT Bcom), qui a un site brestois, et le CHRU de Brest, qui a financé le montage du projet. “En sortie, il y aura au moins une quinzaine d’emplois à la clef en tout chez nos partenaires industriels. C’est un projet à coeur breton, une vraie reconnaissance, à la fois, pour les équipes de recherche et pour les industriels qui en sont issus comme Imascap“, conclut le Pr Stindel.