Séminaires trans-disciplinaires “Corps et prothèses”

source: GdR Robotique

Les Séminaires trans-disciplinaires « Corps et prothèses : vécus, usages, contextes » sont organisés par :

gdrrob

Voici le programme des séminaires prévus pour le premier semestre du 2017:

  1. Vulnérabilité et capabilité – Vendredi 10 février 2017 à Strasbourg, 9h-17h
  2. Rééducation fonctionnelle et technologies d’assistance au corps – Vendredi 10 mars 2017 à Lyon, 9h-17h
  3. Normes, usages et détournements – Jeudi 4 mai 2017 à Paris, 9h-17h
  4. Innovations, intégrations et technologies : interroger les limites du corps (Journée d’étude de clôture) – Vendredi 5 mai 2017 à Paris, 9h-17h

La démarche de ces séminaires est de réinterroger la complexité du rapport organique/technologique au travers l’étude et l’analyse des expériences singulières liées à l’utilisation de différentes techniques d’assistance au corps telles que les prothèses, fauteuils, assistances robotiques et informatiques. L’enjeu principal est d’ouvrir des fenêtres de discussions sur les diverses expériences avec ces différentes technologies à partir de la notion de terrain, de vécus subjectifs et dans une approche transdisciplinaire aux croisements de la sociologie, l’anthropologie, la philosophie, l’éthique, l’ingénierie robotique, la médecine et les sciences de la santé.

Ces journées sont ouvertes à tous les étudiants et chercheurs universitaires, ingénieurs, praticiens, usagers, personnes militantes et/ou d’associations portant un intérêt à ces questionnements vis-à-vis des expériences singulières corps/technologie.

Le programme détaillé des conférences et intervenants de l’ensemble des journées est disponible sur le site internet du séminaire à l’adresse : www.corps-protheses.org
L’entrée est libre et gratuite, pour tout renseignement complémentaire merci d’envoyer un mail à l’adresse : contact@corps-protheses.org

Il buon manager si vede nel momento della pausa

copia-incolla di un articolo scritto da Osvaldo Danzi

C’è un brano musicale che dovrebbe avere all’incirca 60 anni, scritto da John Cage, musicista eclettico e per certi versi poco disposto a farsi costringere nei canoni della musica tradizionale, che si chiama 4’33”. Il brano, scritto per qualsiasi strumento, costringe il musicista a non suonare e dunque a prestare attenzione a tutti i suoni circostanti. Io lo interpreto come una forma di allontanamento da sé e di richiamo all’attenzione verso l’esterno: rumori, fruscii, risatine, bacchette, calpestii. Un foglio che cade, un colpo di tosse. C’erano anche prima, ma adesso li ascolti. John Cage usa la pausa per fermare il momento. Per concedere meno attenzione a se stesso e a ciò che si sta facendo (che nel caso di un direttore d’orchestra si tratta di interrompere l’attività più importante:  l’esecuzione di una sinfonia), per prestarla altrove.

Viviamo una tradizione di manager super-impegnati sostenuti da scuse da scolaretto che vanno dal “dottore è in riunione” a “risentiamoci fra 3 mesi, adesso siamo sotto budget” (che una volta di queste vorrei chiederlo: ma se lei che è il direttore del personale ci mette 3 mesi a chiudere un budget, che vita farà mai il direttore amministrativo-finanziario?) sono lo specchio di un management molto concentrato su di se’, su obbiettivi sempre più personali e sempre meno aziendali più o meno chiari, attenti a dimostrare e sempre meno a ragionare, confrontare, relazionare. Sono quelli che continuano a guardare il computer quando sei di fronte a loro a spiegargli qualcosa di profondamente importante per te, mentre loro fanno “sì sì” con la testa.

E questo fa male all’azienda, come dimostra l’intervento di Stefan Sagmeister, designer e titolare di uno degli studi più creativi di NewYork a un TedX del 2009 (che potete godervi nella magia del sottotitolo) dove si afferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che non è stando asserragliati in ufficio che si diventa più produttivi, ma bensì conoscendo persone e temi nuovi e respirando aria diversa. Ogni 7 anni Sagmeister chiude lo studio e si dedica ad un anno sabbatico dove viaggia alla ricerca di nuove ispirazioni, di nuove conoscenze, di nuove relazioni da far confluire nel suo lavoro, importando così nuove tendenze, attitudini, esperienze.

Elementare, considerando le tendenze di tante aziende che negli ultimi anni teorizzano l’home office, l’auto-certificazione delle presenze o l’orario flessibile, l’equilibrio fra vita familiare e benessere aziendale. Complesso, considerando certi imprenditori che devono avere “sotto controllo” i propri dipendenti anche nei casi di figure professionali che potrebbero tranquillamente collaborare da casa una parte del loro tempo aumentando efficacia ed efficienza (è statistico che da casa si tenda a lavorare quasi il doppio rispetto all’ufficio) e diminuendo costi e spazi.

Sebbene tirando un po’ di acqua al proprio (business) mulino, Expedia.it,  realizzò due anni fa uno spot pubblicitario molto azzeccato (qui sotto), dove Alex, bruttino, dall’aspetto generoso e con il nodo di cravatta fatto male, ride e socializza con il suo capo raccontando che i Bulgari scuotono la testa per dire sì e la chinano per dire no (“perché lui è appena stato in Bulgaria“), mentre il diligente “povero Christian”, vestito tutto in tiro, con in mano il suo caffè americano (particolare che lo certifica quasi sicuramente quale MilaneseImbruttito), rosica nel vedere la scena. (“Lui che probabilmente ha passato le ferie in ufficio”).

I Christian devono sparire. Gente che risponde alle mail a mezzanotte o perennemente connessi per dimostrare attaccamento all’azienda e efficienza 24/24 non servono più a nessuno, nè mai sono serviti. Alimentano una catena di (im)produttività che esalta attività inutili generate di proposito in orari presidiati da nessuno (mail e ordini che verranno comunque lette ed eseguiti almeno 9 ore dopo) dove invece è più utile dedicarsi ad attività che ossigenino il cervello, alimentino la curiosità, stabilizzino la vita affettiva e familiare permettendo maggiore serenità sul posto di lavoro.

Non c’è niente di più palloso, inutile e dannoso di un capo o un collega che a pranzo non abbia altri argomenti che i clienti, il budget, il business e le battute sulle colleghe. Niente è più imbarazzante di un interlocutore senza interessi, senza un libro da scambiare, un film di cui discutere, un Paese da suggerire per il prossimo viaggio. Si dice che il business spesso si fa a tavola, ma devi aver qualcosa di cui parlare. Forse è per questo che certi business-men si sono spostati sui campi da golf o nelle palestre. Stressati  dagli impegni mal gestiti e frustrati dalla totale mancanza di creatività, si finisce per confondere i valori aziendali con i propri interessi. E spesso le due cose non coincidono.

[…]

Faster, noninvasive method to determine the severity of a heart failure

source: this website

tueMethods currently employed to determine the severity of a heart failure are very limited. Researchers at Eindhoven University of Technology and the Catharina Hospital in Eindhoven have therefore developed a method that is very quick, non-invasive, cost-effective and can be performed at the hospital bedside. Moreover, this method appears to have a predictive value for whether or not a double pacemaker will be successful. Researchers Ingeborg Herold and Salvatore Saporito received their doctorates last month for their study.

Heart failure – when the heart is no longer able to pump enough blood through the body – is a very common problem. To get the right treatment, it is important to measure how well the heart is still able to do its job. There are currently various methods for doing this, but all have their limitations. Sensors often need to be placed in the large arteries, via the shoulder or neck, and that is quite an invasive procedure. MRI is a possibility, but not for patients that are seriously ill. Patients that are short of breath nearly always undergo blood analysis, a method that examines the concentration of a particular protein in the blood and provides a very good, patient-friendly indicator, but it takes several hours before the outcome is known.

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The Eindhoven researchers have developed a patient-friendly method that uses an echo scanner, which is known mainly for echoes performed during pregnancy, to determine the severity of heart failure. To do this, they measure the time it takes for the blood to travel from the heart’s right ventricle through the lungs to the left ventricle, which is responsible for pumping oxygenated blood through the body. In order to measure this pulmonary transit time (PTT), they inject harmless microbubbles that can be seen clearly by the echo scanner. They then look at the heart and see how long it takes for the bubbles to get from the right to the left ventricle.

animatedpacemakerIt may seem simple enough but there was a significant scientific challenge in calculating an unequivocal PTT for the observed microbubbles that get dispersed in the blood flow. But once that had been solved, they compared the transit time with a number of existing indicators, developing a similar method on the basis of MRI. Comparisons revealed that the PTT measured with the echo scanner provides an excellent indicator for the severity of a heart failure. A healthy heart pumps the blood quickly through the lungs. The longer the PTT, the less well the heart performs. They examined subjects whose heart muscle no longer contracted well, which is the most common type of heart failure. Before the method can be used, there is still work to be done. For example, if it is to be both practical and fast, the analysis will have to be automated.

Ingeborg Herold gained her doctorate on Thursday 17 November for her thesis “Assessment of cardiopulmonary function by contrast enhanced echocardiography” while Salvatore Saporito received his PhD the same day for his thesis “Cardiovascular MRI quantifications in heart failure“.

Situation Awareness in Surgical Robotics

source: GT1 – Robotique et Santé

Le GT1 Robotique et Santé et le LABEX CAMI (Computer Assisted Medical Interventions) organisent une journée scientifique conjointe le 13 décembre 2016 au LTSI UMR 1099, sur le site du CHU de Pontchaillou à Rennes (9h30-16h15). Un des objectifs est de provoquer des échanges entre ces deux communautés, notamment autour de la compréhension de la situation chirurgicale appliquée à la chirurgie robotisée (“Situation Awareness in Surgical Robotics”).

Cela inclut les thématiques de modélisation et d’analyse des processus liées aux interventions assistées par ordinateur: reconnaissance des phases, activités et gestes chirurgicaux, ainsi que la situation liée au patient:asservissement visuel, guidage par imagerie interventionnelle. Les objectifs peuvent être variés : apprentissage du geste, assistance robotisée, améliorer les performances d’évaluation ou bien encore informer le personnel médical.

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Appel à contributions: présentations dans le domaine de 25 à 30 min + 10-15 min de questions. Les doctorants sont bien évidemment les bienvenus, et les premiers invités à soumettre. Cette journée inclura des présentations invitées dont celles confirmées du Prof. Russell Taylor de Johns Hopkins University et du Prof. Tim Salcudean de University of British Columbia. De par l’organisation du LABEX CAMI, le GT1 participera au financement des personnes faisant des présentations, dans la mesure des crédits restant disponibles, en finançant prioritairement les doctorants.

Merci de contacter par mail les organisateurs (Nabil Zemiti – nabil.zemiti_at_lirmm.fr, Pierre Jannin – pierre.jannin_at_univ-rennes1.fr, Fabien Despinoy – fabien.despinoy_at_univ-rennes1.fr) avant le 04 novembre, avec une proposition:

  • titre;
  • auteurs et présentant;
  • résumé de 10 lignes maximum.

Crutches: some hints

source: this website

For lower-limb injuries (broken leg, broken ankle, sprained ankle, knee injuries), as well as after lower limb surgery, crutches can be used to decrease discomfort, reduce recovery time, and assist walking. Often, when a cast is put on the leg or on the foot, or in the case of weak muscles or gait instability, the use of crutches might become necessary for a period of time. Crutches may also be used by amputees, and people with other disabilities that make walking difficult.

A crutch must do two things: reduce the body weight load on the injured limb and broaden the user’s support base to improve their balance and stability. The support also should assist upright movement and transmit sensory cues through the hands. The main benefit provided by crutches is the ability to keep an upright posture and, therefore, to be able to maneuver in places that could not be reached, for instance, with a wheelchair. Regaining upright body movement aids circulation, assists kidney and lung functions, and helps prevent calcium loss from the bones.

Crutches shift the force of upright movement from the lower limbs to the upper body. The user must have sufficient arm strength, balance, and coordination to use them effectively. There are several basic types of crutches:

  • c6b9729b3b1feff84fc553551deff3cdaxillary / underarm crutch – the most common type, can be adjusted easily to the user’s overall height and hand height;
  • forearm / Lofstrand / elbow crutch – allows 15°-30° elbow flexion-extension movements, letting the user bear a greater weight;
  • platform / triceps crutch – conceived to avoid bony contact on the arm, though providing stability;
  • strutter crutch – provides larger crutch tips that remain flat on the floor and allow for improved weight distribution and more even walking gait;
  • leg support crutch – like a knee scooter, the affected leg is strapped into a support frame on wheels. This type of crutch is particularly useful for below-the-knee injuries or postoperatively after surgeries that affect one leg only.

Walking with crutches is not easy. Studies have shown that the wrist joints receives from 1 to more than 3 times the body weight during the swing phase of walking with crutches, a load that the upper body was not designed to sustain. Crutch comfort can become an issue, as the user’s body acclimates to their use.