10 Things Great Leaders Say That Creates Engaged Teams

source: LinkedIn (all rights belong to Gordon Tredgold, the author of the post)

Great leadership is about creating great relationships with your teams and inspiring them to go above and beyond. Here are 10 things that great leaders say to create highly engaged and motivated teams. They cost nothing but the returns can be amazing.

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  1. Sorry, my fault. No one is perfect and by owning up to mistakes it builds trust, and it also sets a great example for the rest of the team. When accountability starts at the top, the rest of the team will model it.
  2. What do you need from me to make this a success? This is my favorite approach to leadership as it clearly shows that we are in this together and that their success is one of our concerns, and we are more than happy to contribute to it. It also clarifies whether or not they everything they need to be successful. Once they say I have everything I need, then they have accepted accountability for the outcome which will help increase the probability of success.
  3. I value your contribution. Everyone wants to feel valued and needed as it helps to build confidence and self-esteem. The more confident our teams are the better, as confidence is a key contributor to achieving success. What get’s recognized gets repeated and we start by recognizing contribution, as this will then lead to results.
  4. What did we learn from this that we can use next time? Mistakes are always going to happen, but by asking this question we avoid the blame game and we can look to learn from it and improve for the next attempt. I am a big fan of feed forward rather than feedback. We need to learn how we can avoid mistakes rather than allocate blame.
  5. I have complete faith in you. It pays dividends to let your teams know that you have trust in their abilities as it will help them build trust and self-confidence in themselves. Confidence and self-belief are key contributors to success.
  6. How could we do this better? There is nothing worse than an arrogant know-it-all leader who thinks he’s cornered the market in great ideas. Trust me I know I worked for several. With this one phrase, you dispel that illusion and show that you’re open to input, and that collaboration will help us achieve the best results. You never know where great ideas are going to come from, and it’s never a good idea to close down possible sources of great ideas.
  7. Do you have the capacity to do this now? Too many people struggle to say no to the boss, often committing to the workload that is both unhealthy, and will not lead to success. By asking the question, genuinely and with concern, it will allow people to agree to what is achievable without seriously over committing themselves. It also acts to remind them that we are interested in their health and success. As leaders it’s your job to set people up for success!
  8. Great job! Two of greatest words any employee can hear from their boss. Simple, zero costs and massively impactful. The more you say it, the more you will have to say it as performance will improve. What gets recognized gets repeated and you want to encourage your teams to repeat good performance, and this simple phrase will do that. Zero cost, great return.
  9. Thank You. Politeness costs nothing. A lack of politeness, on the other hand, shows disrespect and a feeling of entitlement, neither of which is going to build trust and loyalty within the team. This simple phrase makes people feel valued, recognized and appreciated, all of which are great motivators.
  10. How are you doing? No one cares how much you know until they know you care‘ is one of my favorite Theodore Roosevelt quotes and the best way to show you care is to ask people how they are doing.

Leadership is often seen as difficult and complex, but by just using these 10 simple phrases it will help you to keep it simple and create highly engaged, empowered and excited teams who will follow you anywhere and will achieve great results.

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Il buon manager si vede nel momento della pausa

copia-incolla di un articolo scritto da Osvaldo Danzi

C’è un brano musicale che dovrebbe avere all’incirca 60 anni, scritto da John Cage, musicista eclettico e per certi versi poco disposto a farsi costringere nei canoni della musica tradizionale, che si chiama 4’33”. Il brano, scritto per qualsiasi strumento, costringe il musicista a non suonare e dunque a prestare attenzione a tutti i suoni circostanti. Io lo interpreto come una forma di allontanamento da sé e di richiamo all’attenzione verso l’esterno: rumori, fruscii, risatine, bacchette, calpestii. Un foglio che cade, un colpo di tosse. C’erano anche prima, ma adesso li ascolti. John Cage usa la pausa per fermare il momento. Per concedere meno attenzione a se stesso e a ciò che si sta facendo (che nel caso di un direttore d’orchestra si tratta di interrompere l’attività più importante:  l’esecuzione di una sinfonia), per prestarla altrove.

Viviamo una tradizione di manager super-impegnati sostenuti da scuse da scolaretto che vanno dal “dottore è in riunione” a “risentiamoci fra 3 mesi, adesso siamo sotto budget” (che una volta di queste vorrei chiederlo: ma se lei che è il direttore del personale ci mette 3 mesi a chiudere un budget, che vita farà mai il direttore amministrativo-finanziario?) sono lo specchio di un management molto concentrato su di se’, su obbiettivi sempre più personali e sempre meno aziendali più o meno chiari, attenti a dimostrare e sempre meno a ragionare, confrontare, relazionare. Sono quelli che continuano a guardare il computer quando sei di fronte a loro a spiegargli qualcosa di profondamente importante per te, mentre loro fanno “sì sì” con la testa.

E questo fa male all’azienda, come dimostra l’intervento di Stefan Sagmeister, designer e titolare di uno degli studi più creativi di NewYork a un TedX del 2009 (che potete godervi nella magia del sottotitolo) dove si afferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che non è stando asserragliati in ufficio che si diventa più produttivi, ma bensì conoscendo persone e temi nuovi e respirando aria diversa. Ogni 7 anni Sagmeister chiude lo studio e si dedica ad un anno sabbatico dove viaggia alla ricerca di nuove ispirazioni, di nuove conoscenze, di nuove relazioni da far confluire nel suo lavoro, importando così nuove tendenze, attitudini, esperienze.

Elementare, considerando le tendenze di tante aziende che negli ultimi anni teorizzano l’home office, l’auto-certificazione delle presenze o l’orario flessibile, l’equilibrio fra vita familiare e benessere aziendale. Complesso, considerando certi imprenditori che devono avere “sotto controllo” i propri dipendenti anche nei casi di figure professionali che potrebbero tranquillamente collaborare da casa una parte del loro tempo aumentando efficacia ed efficienza (è statistico che da casa si tenda a lavorare quasi il doppio rispetto all’ufficio) e diminuendo costi e spazi.

Sebbene tirando un po’ di acqua al proprio (business) mulino, Expedia.it,  realizzò due anni fa uno spot pubblicitario molto azzeccato (qui sotto), dove Alex, bruttino, dall’aspetto generoso e con il nodo di cravatta fatto male, ride e socializza con il suo capo raccontando che i Bulgari scuotono la testa per dire sì e la chinano per dire no (“perché lui è appena stato in Bulgaria“), mentre il diligente “povero Christian”, vestito tutto in tiro, con in mano il suo caffè americano (particolare che lo certifica quasi sicuramente quale MilaneseImbruttito), rosica nel vedere la scena. (“Lui che probabilmente ha passato le ferie in ufficio”).

I Christian devono sparire. Gente che risponde alle mail a mezzanotte o perennemente connessi per dimostrare attaccamento all’azienda e efficienza 24/24 non servono più a nessuno, nè mai sono serviti. Alimentano una catena di (im)produttività che esalta attività inutili generate di proposito in orari presidiati da nessuno (mail e ordini che verranno comunque lette ed eseguiti almeno 9 ore dopo) dove invece è più utile dedicarsi ad attività che ossigenino il cervello, alimentino la curiosità, stabilizzino la vita affettiva e familiare permettendo maggiore serenità sul posto di lavoro.

Non c’è niente di più palloso, inutile e dannoso di un capo o un collega che a pranzo non abbia altri argomenti che i clienti, il budget, il business e le battute sulle colleghe. Niente è più imbarazzante di un interlocutore senza interessi, senza un libro da scambiare, un film di cui discutere, un Paese da suggerire per il prossimo viaggio. Si dice che il business spesso si fa a tavola, ma devi aver qualcosa di cui parlare. Forse è per questo che certi business-men si sono spostati sui campi da golf o nelle palestre. Stressati  dagli impegni mal gestiti e frustrati dalla totale mancanza di creatività, si finisce per confondere i valori aziendali con i propri interessi. E spesso le due cose non coincidono.

[…]

quick update: LinkedIn

Hi everybody, just a quick update on my blog!

I created my LinkedIn profile, you can access it by clicking on the LinkedIn button up here, on the right, or by following this link. If you’re interested in my research, it will be a pleasure for me to add you as new contacts! I think it could be a nice way to share contents and ideas, or simply say “hello” to each other 🙂

Have a nice day 🙂