R1, il primo robot per le famiglie

fonte: questo articolo de La Repubblica

R1“Sarà un robot rassicurante e piacevole”. Con queste parole, un anno e mezzo fa, Giorgio Metta annunciava a Repubblica l’inizio di un grande progetto: portare i robot umanoidi nelle case degli italiani. Oggi, sotto il suo coordinamento, quel sogno ha un nome: R1 – your personal humanoid è il primo robot sviluppato a basso costo, concepito per raggiungere il mercato di massa. Un team di 32 ricercatori e designer dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), polo d’eccellenza in Italia e nel mondo, sono riusciti nell’intento di creare un umanoide al costo di una tv di ultima generazione. E per completare l’obiettivo manca solo un passaggio: la produzione in serie. Ma non ci vorrà molto, al massimo 18 mesi e lo vedremo scorrazzare in giro per il mondo.

Un tuttofare con rotelle. R1 sarà un amico fidato che ci aiuterà nelle faccende domestiche o nel lavoro da ufficio. Lo vedremo in hotel dietro il banco della reception o in ospedale in aiuto di infermiere e caposala nella gestione di cartelle e dati. All’inizio gli dovremo insegnare tutto: dalla planimetria dell’ambiente alla collocazione degli oggetti. Ma in poco tempo sarà in grado di muoversi in autonomia, riconoscendo ambienti, volti e voci e compiendo azioni al posto nostro. Come fare un caffè o prendere il telecomando al posto nostro, senza farci alzare dal divano.
R1 body“Noi ci siamo spremuti le meningi per abbattere i costi mantenendo alta la qualità. – spiega Metta – Abbiamo cercato di rendere il tutto meno dispendioso utilizzando materiali economici, come polimeri e plastiche, che richiedono processi produttivi meno costosi rispetto a quelli tradizionali”. Il prezzo finale dipenderà da quanti robot verranno costruiti. “Per i primi 100 prototipi abbiamo individuato un target di prezzo che si aggira sui 25mila euro. Superata questa soglia, il prezzo inizierà a scendere e continuerà a calare man mano che diventerà un prodotto di consumo. La fascia, più o meno finale, di prezzo sarà di 3mila euro, quanto il costo di un moderno televisore al plasma”.

I precedenti. R1 è il risultato di un lungo percorso di sperimentazione e ricerca che raccoglie la conoscenza acquisita dai ricercatori con la creazione di altri robot, in particolare di iCub: l’umanoide costruito per gli studi sull’intelligenza artificiale, oggi presente in tutto il mondo con 30 prototipi. Rispetto a lui e agli altri umanoidi in circolazione, però, le differenze sono tante: “iCub è un prodotto di ricerca in cui il prezzo non era importante. R1 invece è un tentativo di approcciare il mercato di massa in cui il prezzo diventa questione fondamentale”, spiega Giorgio Metta.

R1 armE anche con il famoso robot umanoide Pepper, che da poco è stato adottato sulle navi da crociera, il confronto non regge perché R1 ha il dono della presa. In Pepper le mani servono solo per indicare o fare dei gesti ma non per compiere azioni. Per realizzare R1, invece, i ricercatori si sono concentrati proprio sulla possibilità di farlo interagire con l’esterno attraverso l’uso degli arti superiori, donandogli la capacità di afferrare oggetti, aprire cassetti o porte. Un valore aggiuntivo rispetto alle alternative già esistenti sul mercato, che gli assicurano un posto d’onore tra i tuttofare di casa. Le mani e gli avambracci di R1 sono rivestiti di una pelle artificiale, con sensori che conferiscono al robot il senso del tatto, permettendogli di ‘sentire’ l’interazione con gli oggetti che manipola. Il disegno delle mani è stato semplificato rispetto a quello di iCub per garantire robustezza e costi contenuti, pur consentendo l’esecuzione di semplici operazioni domestiche. Hanno la forma di due guanti a manopola e il polso è sferico, aspetti che gli permettono di sollevare pesi fino a 1,5 kg e chiudere completamente la presa attorno a ciò che afferra, specialmente oggetti cilindrici come bicchieri e bottiglie. Ma non è tutto.

R1 faceAnatomia di un robot. Dalla testa alle rotelle, R1 è un concentrato di tecnologia avanzata. Il volto è uno schermo LED a colori su cui compaiono delle espressioni stilizzate: pochi, semplici tratti per un modo semplice e veloce di comunicare con l’uomo. All’interno, invece, lo schermo ospita i sensori per la visione, due telecamere e uno scanner 3D, quelli per l’equilibrio e per la generazione e percezione del suono. Il corpo è allungabile e ‘snodabile’, con il busto che si estende fino a 140 centimetri e il torso che si torce anche lateralmente. Stesso discorso per gli arti meccanici, che possono guadagnare fino a 13 cm. Nella ‘pancia’, invece, trovano posto tre computer che governano le capacità del robot, dal calcolo al movimento della testa, sino al controllo di tutti i sensori. Una scheda wireless permette al robot di collegarsi alla rete internet, ricavando informazioni utili all’interazione con l’uomo e gli aggiornamenti del software.

La memoria di una vita.
L’idea è che queste macchine diventino il centro di tutta la nostra comunicazione digitale: mantengano l’agenda, ci aiutino a ottimizzare la pianificazione, diventino la nostra interfaccia con altri strumenti di uso quotidiano. “Man mano che il robot starà con noi, inizierà ad avere memoria di tutto ciò che facciamo e che abbiamo fatto insieme. Magari, un giorno, avrà memoria di tutta la nostra vita e gli potrò chiedere di accedere a ricordi, tra foto e video”, conclude Metta. E a questo punto è il caso di dirlo, la rivoluzione sarà entrata in casa.

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SpotMini, nice to meet you

SpotMini is a new smaller version of the Spot robot, weighing 55 lbs dripping wet (65 lbs if you include its arm). SpotMini is all-electric (no hydraulics) and runs for about 90 minutes on a charge, depending on what it is doing.

SpotMini is one of the quietest robots that Boston Dynamics have ever built. It has a variety of sensors, including depth cameras, a solid state gyro (IMU) and proprioception sensors in the limbs. These sensors help with navigation and mobile manipulation. SpotMini performs some tasks autonomously, but often uses a human for high-level guidance. For more information about SpotMini, visit www.BostonDynamics.com

Formation à la chirurgie robotique

source: ce site internet

Academie-nationale-chirurgie-STAN-Institute

Saviez-vous qu’il n’y a aucune obligation légale à se former à la chirurgie robotique ? Autrement dit, n’importe quel chirurgien peut s’assoir à une console de robot da Vinci et opérer. Il n’y a aucune obligation de formation. Prendriez-vous un avion dont le pilote n’a pas de licence de vol ?

Le 13 novembre 2015, un panel d’experts de la chirurgie robotique s’est réuni au sein de l’Académie Nationale de Chirurgie (ANC) pour débattre sur la formation en chirurgie robotique. Les conclusions principales mettent en avant des besoins fondamentaux :

  • Il faut se caler sur le protocole de formation à la chirurgie robotique élaboré par les équipes de Nancy.
  • Il est impératif de prévoir l’arrivée de nouveaux robots.
  • Il n’est pas utile de multiplier les centres de formation, il faut se contenter de quelques centres experts de formation bien équipés en matériel et en personnel et développer les registres.

Les principes conducteurs de la chirurgie moderne assistée par ordinateur, et par conséquent robotique doivent être les suivants :

  • Savoir opérer
  • Connaître les machines utilisées
  • Être convaincu de la nécessité du partenariat avec les industriels
  • Conserver son éthique et son indépendance en évitant tout conflit d’intérêts
  • Justifier scientifiquement les évolutions thérapeutiques choisies pour convaincre les décideurs économiques et défendre les chirurgiens mis en cause par l’intermédiaire de la HAS

La formation en chirurgie robotique assurée actuellement par les industriels n’a pas de base légale. Celui-ci a simplement pour obligation, comme tout fabricant de matériel, d’expliquer son fonctionnement à un acquéreur. Cette formation, trop courte si l’on se réfère aux résultats publiés, ne comporte aucune évaluation des capacités de ces chirurgiens à utiliser le robot. Il est du rôle des sociétés savantes et des universités de contrôler cet enseignement et l’évaluation des équipes utilisatrices de ces nouvelles technologies, en partenariat avec les industriels. La formation en chirurgie robotique peut être assurée soit par des écoles publiques, soit par des écoles privées, en étant conscient de l’importance du coût du matériel nécessaire. Il apparait que ce coût ne peut être assumé par les seules finances des universités et que des partenariats sont nécessaires avec des entreprises privées, pour les écoles publiques.

La chirurgie robotique est mise en œuvre par des chirurgiens et leurs équipes et leur formation comporte 5 volets :

  1. La formation chirurgicale de base relève de toutes les écoles de chirurgie.
  2. La formation élémentaire à l’usage d’un “robot” est commune à toutes les spécialités utilisatrices des robots. Elle est validée par un document attestant de la participation du chirurgien à la formation élémentaire, apprentissage de la machine, des gestes avec des mises en application sur simulateur et sur robot en “dry” et “wet lab”. Cette étape de la formation doit être conclue par une évaluation.
  3. La chirurgie robotique est caractérisée par la distance physique établie entre le chirurgien et le champ opératoire, ainsi que par la disparition de la communication visuelle avec le reste de l’équipe. Une formation des autres membres de l’équipe chirurgicale (team training) est par conséquent indispensable.
  4. La formation clinique spécifique à chaque spécialité se fera dans des centres équipés de “robots” et disposant de “proctors” (“Advanced Courses”).
  5. La chirurgie est un apprentissage permanent qui nécessite un maintien de compétences tout au long de sa pratique. La question de la recertification telle qu’elle est imposée aux pilotes d’avion après une période d’inactivité ou lorsqu’ils n’ont pas une pratique régulière n’existe pas actuellement en Médecine. Il est vraisemblable qu’à l’avenir le développement des simulateurs permettra aux chirurgiens soumis à des situations similaires de rafraîchir ou de maintenir leur technicité.

Publications en Robotique – version 2015

Un document de synthèse des revues et conférences excellentes et de très bon niveau en robotique est accessible en cliquant ici. Ce document est issu de deux groupes de travail du GdR Robotique. L’objectif de ce document est triple :

  • il s’agit de fournir aux chercheurs, et peut être tout particulièrement aux plus jeunes, un guide pour les aider dans leur démarche de publication, en indiquant les revues et conférences stratégiquement les plus pertinentes en termes d’écho scientifique et d’évaluation ;
  • il s’agit de fournir au CNRS ainsi qu’aux autres tutelles un outil pour faciliter leurs arbitrages internes et le dialogue avec les autres communautés. Cet outil issu de la “communauté robotique“, et donc des personnes concernées, représente une “vérité terrain” beaucoup plus objective que celle qui se limite uniquement aux indicateurs bibliométriques ;
  • il a vocation à être diffusé auprès des différents comités (CoNRS, CNU, comité d’évaluation des unités de recherche, mais aussi les comités scientifiques régionaux et locaux) pour les aider dans leur évaluation des chercheurs / enseignants-chercheurs / candidats à un poste dans le domaine de la robotique.

Sur ce dernier point, les rédacteurs de ce guide réaffirment le fait que l’évaluation des chercheurs doit être conduite par des experts compétents et indépendants. Ils sont bien conscients de ses limites mais espèrent qu’il permettra un éclairage plus fiable que des chiffres bruts sur la qualité de la production scientifique d’un chercheur.

gdrrob

ISO 10218 – safety using collaborative robots

In collaborative robot applications, which are the key guidelines in terms of safety that one should follow? What are the advantages brought by collaborative robots? This interesting video (in italian) by Alumotion provides useful information about the concepts of working zone, safety stops and robot contact using Universal Robot.

ASU Rehabilitation Robotics Workshop

the 4th ASU Rehabilitation Robotics Workshop will be supported by the Virginia G. Piper Charitable Trust and hosted by Arizona State University

Dates: February 8-9, 2016
Location: Memorial Union, ASU Campus, Tempe

The main theme of this workshop is rehabilitation robotics. However, the workshop will include a wide range of topics aimed at improving quality of life and covering the multidisciplinary field of robotics, including human robot interaction and human motor control. The main goals of the workshop are to discuss the state of handcontrolthe art in rehabilitation robotics and to identify the main challenges in this field.

This workshop is supported by a Piper Health Solutions grant to the School of Biological and Health Systems Engineering at Arizona State University (ASU).

This workshop is open to:

  • Hand_ImageResearchers in the fields of robotics, rehabilitation, assistive devices, and physical human-robot interaction
  • Undergraduate and graduate students in the fields of engineering, medicine, physical rehabilitation, and nursing
  • Clinicians and therapists in neuro-rehabilitation
  • General public

The event is free, however registration is required for admittance to the workshop.